Legalizzazione della Cannabis, 244 parlamentari favorevoli alla proposta

Dal possesso alla vendita, cosa prevede la proposta trasversale dell’intergruppo parlamentare.

Favorevoli alla legalizzazione della cannabis dai 218 parlamentari originari ai 244 attuali.

Legalizzazione della Cannabis, 244 parlamentari favorevoli alla proposta

Sono in 244 i parlamentari che hanno firmato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis: come annunciato dal senatore Benedetto Della Vedova su Facebook, dopo la conferenza stampa alla Camera dei deputati di ieri, il numero dei favorevoli a un testo condiviso e trasversale, da vedere approvato nella migliore delle ipotesi già in questa legislatura, è cresciuto rispetto agli originari 218. A sostenere il testo sono quindi trasversalmente 204 deputati e 40 senatori.

Una proposta che, secondo Della Vedova, si può risolvere il prima possibile e con risultati importanti: il punto dell’iniziativa, parlamentare è che il problema “non è più dichiararsi favorevoli o contrari alla legalizzazione, ma regolare un mercato che è già libero” come esplicita la piattaforma del progetto guidato dall’ex radicale.

La proposta mira a disciplinare i diversi aspetti in causa con un nuovo approccio nell’ottica del possesso e dell’autoproduzione, della vendita e dell’accessibilità al diritto di utilizzo terapeutico, sancito ma che resta di difficile attuazione. Nel caso del possesso, è lecito detenere, per uso ricreativo, una quantità di 5 grammi, innalzabili a 15 grammi a casa, nel domicilio privato: ovviamente, il discorso vale per i maggiorenni. Nessuna autorizzazione quindi, né comunicazioni a enti o autorità ma lo spaccio, resta punibile, anche sotto ai 5 grammi. L’onere della prova però, in casi di presunto spaccio, è a carico di chi ti processa. Nell’ottica della coltivazione, si possono coltivare fino a un massimo di 5 piante e detenere il prodotto della coltivazione; però in tal caso una comunicazione va inviata all’Ufficio regionale dei Monopoli sebbene non serva un’autorizzazione. I dati però finiscono in quelli sensibili del Codice Privacy. La vendita dell’autocoltivazioneè vietata.

Per la coltivazione in forma associata, sì alla costituzione di associazioni in enti senza fini di lucro, ma non oltre 50 persone alla volta e fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. Gli associati devono risiedere in Italia; la vendita no ma il consumo per gli associati sì. Per la vendita, viene istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio, in appositi contesti. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che supervisiona tutti gli aspetti,  anche soggetti privati.

Infine, è permessa l’autocoltivazione per i fini terapeutici, che potrebbe richiedere modalità e quantità differenti dall’uso ricreativo. In generale sì alla semplificazione per la modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis.

Il resto è buon senso: non si può fumare nei luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati; nessuna attenuazione è prevista per le norme che si riferiscono alla guida in strada che restano uguali, come nel caso dell’alcool, infine,i proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuale al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.

In passato non erano mancati disegni di legge sul tema, come spiegato dallo stesso Della Vedova; un lavoro già fatto che questa iniziativa, da portare avanti in sede di esame parlamentare, mira a riprendere con un testo anche migliorabile, che incontra l’apprezzamento trasversale e che guarda, come in altre leggi sui diritti civili, a una maggioranza di favorevoli che non coincide necessariamente con quella di governo.

Ecco il servizio andato in onda al TG1.


Il contenuto di questo articolo è stato pubblicato su Wired.it

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